14 Novembre 2019

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Cistiti e piccole patologie del tratto genito-urinario

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Le patologie a carico del tratto genito-urinario comprendono
disturbi diversi e di varia eziologia, ma tutti
mediamente sono molto frequenti e colpiscono sia la
popolazione maschile sia quella femminile, a ogni età.
Le più diffuse sono le infezioni delle vie urinarie, la cui frequenza
è seconda solo a quelle delle vie respiratorie; si stima che in
Italia si effettuino annualmente circa otto milioni di visite ambulatoriali
urologiche. L’incidenza di questo tipo di disturbi varia
a seconda dell’età e del sesso: le donne sono le più colpite,
con una bassa casistica nell’età prepuberale che aumenta con
l’età fertile e cresce ancora in menopausa; gli uomini ne sono
colpiti prevalentemente tra i venti e i quarant’anni e dopo i sessanta.
I sintomi generalmente sono rappresentati dalle minzioni
molto frequenti ma poco abbondanti (pollachiuria), spesso
dolorose, con urine maleodoranti e talvolta con presenza di
sangue. In molti casi le cistiti sono sostenute da Escherichia coli
(Gram -) o, più raramente, da enterococco o streptococco
fecale (Gram +); altre forme apparentemente abatteriche
possono essere imputabili a infezioni da
clamidie o micoplasmi. Ci sono condizioni che
favoriscono l’insorgenza e lo sviluppo di infezioni
delle vie urinarie, come alcune anomalie
congenite, responsabili delle cistiti
dei neonati e dei bambini, la gravidanza o
le mestruazioni, l’utilizzo del diaframma, i
traumi sull’uretra femminile da coito, l’ipertrofia
prostatica, la presenza di catetere per
lunghi periodi o le manovre strumentali sull’apparato
urinario, la calcolosi renale, il reflusso
uretro-vescicale, l’incompleto svuotamento
della vescica durante la minzione, il diabete (la glicosuria
favorisce la proliferazione batterica), gli stati
di immunodepressione, le prostatiti.
CISTITI LIEVI E “GIOVANI”
Il trattamento dei casi acuti e riconducibili
a batteri è pertinenza del medico che proporrà
una terapia antibiotica mirata, eventualmente
in associazione con analgesici e
antispastici. Il farmacista, dopo aver escluso
cistiti causate da radioterapia o da agenti chimici, può intervenire
sulle cistiti lievi e di recente insorgenza (non più di 3-5
giorni), in assenza di recidive, febbre, dolori sovrapubici o ematuria,
suggerendo, accanto a norme igienico comportamentali,
rimedi a base di estratti vegetali, utili disinfettanti; Se ne possono
sfruttare le proprietà antimicrobiche (uva ursi, erica, corbezzolo,
Solidago aurea, mirtillo, echinacea), diuretiche (pilosella, betulla,
ortosiphon, tarassaco, gramigna, frassino, equiseto), antispastiche
(melissa, menta) o antinfiammatorie (ananas, malva,
altea, Pygeum africanum, agrimonia). L’azione diuretica
svolta dalle piante, unitamente all’aumento dell’idratazione, ha
lo scopo di effettuare un lavaggio delle vie urinarie che favorisca
l’eliminazione degli agenti patogeni tramite le urine; pur
trattandosi di rimedi naturali è necessario prestare attenzione
alle precauzioni d’uso per evitare la disidratazione, l’eccessiva
perdita di potassio, l’ipotensione o le pericolose interazioni con
altri farmaci. L’Uva ursi, per esempio, può provocare vomito,
gastralgia e allergie cutanee ed è controindicata in gravidanza
a causa dell’attività ossitocinica.
Altri prodotti di recente immissione, molto utilizzati
contro le cistiti, sono quelli a base di Cranberry,
una varietà americana di mirtillo ricca
di polifenoli, ad azione antiossidante; tra i polifenoli
presenti, rivestono particolare importanza
le proantocianidine di tipo A, dotate di
proprietà antimicrobiche riconducibili alla degradazione
di adesine batteriche (per esempio
di Escherichia coli), fenomeno che favorisce
la rimozione dei microrganismi dalla parete vescicale
con il flusso urinario. Il Cranberry non dev’essere
somministrato in concomitanza con gli antagonisti
della vitamina K, poiché ne rallenta il metabolismo
provocando emorragie.
Nelle infezioni delle vie urinarie trovano impiego
anche i prodotti a base di estratto di semi di
pompelmo, che svolgono una spiccata azione
antiputrefattiva, impedendo la proliferazione
dei germi patogeni. Purtroppo, soprattutto
nelle donne in menopausa, le infezioni urinarie
possono presentare frequenti recidive; in tal caso, si può consigliare al paziente di svuotare la
vescica appena avverte lo stimolo e dopo il rapporto sessuale,
di bere almeno due litri di acqua al giorno, di bere prima di coricarsi
la sera, di effettuare una corretta igiene intima, di fare attenzione
a indossare biancheria intima e assorbenti di cotone
che facilitino la traspirazione ed evitino che le secrezioni vaginali,
ricche di germi, ristagnino nel vestibolo vulvare. È anche
opportuno limitare il consumo di caffè, irritante per la vescica.
CALCOLOSI RENALE
Un’altra patologia delle vie urinarie che spesso viene riferita è la
calcolosi renale, in merito alla quale il farmacista può solo impartire
consigli generici come praticare una dieta corretta, limitando
la quantità di carne assunta a 150 gr/dì, aumentare la
diuresi per favorire l’eliminazione del calcolo, suggerendo l’assunzione
di 2-3 litri di liquidi al giorno (purché il paziente non
soffra di insufficienza renale o cardiaca); le bevande consentite
sono l’acqua oligominerale, il succo di mele diluito, il tè leggero,
mentre vanno limitati il tè carico, le bevande zuccherate, i
caffè, gli alcolici. Inoltre, è utile normalizzare la funzione intestinale
con l’uso di lassativi, poiché a una normale funzione intestinale
si associa una normale peristalsi ureterale. Ai fini della
prevenzione, è opportuno conoscere la natura dei calcoli; in caso
di calcoli di ossalato di calcio è importante assumere circa tre
litri di liquidi al giorno per diluire le urine; le bevande più idonee
sono le acque minerali ricche di bicarbonato e povere di calcio
che aumentano il pH urinario e l’escrezione dei citrati, inibendo
la cristallizzazione; i pazienti che producono questo tipo di calcoli
devono limitare il consumo di carne, latte e latticini, crostacei, frutti di mare, tonno, baccalà e tutti i cibi ricchi di purine e
ossalati. In presenza di calcoli di acido urico valgono le stesse
raccomandazioni riguardo alle bevande che alcalinizzano le
urine e al basso consumo di cibi ricchi di purine.
La prevenzione della formazione di calcoli di fosfato di calcio e
fosfato-ammonio-magnesiaci richiede, invece, un’acidificazione
delle urine e quindi un consumo di acque oligominerali e
minerali a basso contenuto di bicarbonato e di calcio. È sconsigliata
una dieta esclusivamente vegetariana perché potrebbe
provocare un’alcalinizzazione delle urine.
APPARATO GINECOLOGICO
Nell’ambito della sintomatologia a carico dell’apparato
urogenitale, è importante ricordare che le
infiammazioni dell’apparato femminile che interessano
le basse vie genitali (vulva e vagina),
successivamente possono diffondersi
al tratto superiore (salpingi,
ovaio, peritoneo pelvico)
provocando patologie ben più
gravi. In quest’ottica è quindi
indispensabile non trascurare
i sintomi anche di lieve entità.
Le infezioni ginecologiche
possono essere di natura endogena,
cioè essere determinate
da squilibri della proliferazione dei vari ceppi di microrganismi
della flora batterica
cervico-vaginale, o insorgere in
seguito a eventi traumatici come
parti, aborti, esami diagnostici,
presenza di dispositivi contraccettivi
intrauterini; un’altra causa frequente
è la trasmissione del germe
patogeno con il rapporto sessuale
(è il caso, per esempio, delle infezioni
da Candida albicans, Trichomonas
vaginalis, gardnerella, clamidia,
Herpes genitalis, Papilloma virus, streptococco beta emolitico); altri fattori che favoriscono
l’instaurarsi dimicrorganismi patogeni sono la vicinanza
con i batteri intestinali, le mestruazioni, la menopausa, l’uso di
estroprogestinici, il diabete, le terapie a base di antibiotici e corticosteroidi.
In aggiunta alle terapie farmacologiche orali o topiche
specifiche, si può associare un trattamento locale mirato a
dare sollievo al dolore, al bruciore e al prurito eventualmente
presenti; a tale scopo vengono impiegate soluzioni ad azione
antinfiammatoria per lavaggi interni o esterni contenenti benzidamina
cloridrato, polivinilpirrolidone iodio, composti del cloro,
clorexidina e benzalconio. Le vulvovaginiti spesso possono
avere un’eziologia non infettiva ed essere causate dall’uso di
deodoranti, prodotti depilatori, saponi aggressivi, biancheria
intima sintetica o colorata, indumenti eccessivamente aderenti,
dall’applicazione di creme spermicide, da allergia al lattice
dei profilattici, dall’incontinenza urinaria o da sudorazione eccessiva.
Gli agenti infettivi, i fattori ambientali e le variazioni ormonali
possono alterare l’ambiente vaginale fisiologico, condizionato
a sua volta dal contenuto di glicogeno delle cellule epiteliali
e dalla concentrazione degli estrogeni in circolo. Nelle
donne in età fertile, la produzione di acido lattico in seguito alla
scissione del glicogeno a opera dei lattobacilli determina l’acidità
vaginale con pH compreso tra 4 e 4,5,mentre in età prepuberale
e in menopausa è vicino alla neutralità.
Il mantenimento del pH fisiologico e, quindi, del benessere delle
mucose è senza dubbio strettamente legato alle caratteristiche
del detergente utilizzato nell’igiene intima quotidiana, che
deve rispettare il grado di acidità delle zone vulvari e vaginali e
non compromettere l’ecosistema. Soluzioni alcaline vengono
impiegate per brevi periodi in condizioni patologiche per creare
un ambiente sfavorevole alla proliferazione di alcuni germi
(come la candida). Le formulazioni presenti sul mercato generalmente
contengono tensioattivi delicati e sono arricchite con
ingredienti vegetali ad azione lenitiva ed emolliente come gli
estratti di aloe, malva, Avena sativa, tiglio, camomilla, hamamelis;
la salvia viene aggiunta come decongestionante, il timo
come antibatterico, il Tea tree oil (olio di malaleuca) come antimicotico,
la calendula come antisettico. Disinfettanti come la
clorexidina e il triclosan sono consigliabili in ambienti a rischio
di contaminazione microbica, come palestre e piscine.
DI EMMA ACQUAVIVA
FARMACISTA
Disturbi maschili.
I disturbi delle vie urinarie negli uomini spesso sono associati alla prostatite
o all’iperplasia prostatica benigna. Quest’ultima insorge intorno ai
40 anni e ne sono colpiti il 50 per cento dei maschi sopra i 60 anni e il 90
per cento di quelli che superano gli 85, dato che la prostata si ingrossa
con l’invecchiamento. L’Ipb si presenta con pollachiuria, urgenza minzionale,
nicturia, attesa minzionale (prolungamento della fase iniziale
della minzione), indebolimento del getto urinario, gocciolamento postminzionale
con sensazione di svuotamento incompleto. Questi sintomi possono essere dovuti alla pressione che la prostata
ingrossata esercita sull’uretra ostruendo il flusso urinario, o all’aumentata contrazione della muscolatura liscia della prostata,
o a disfunzioni della vescica. Nel trattamento della Ipb può essere utile l’assunzione di prodotti a base di olio di semi di zucca,
antiflogistico, di secale, che riduce la dolorabilità alla minzione, di radice di ortica, che aumenta il volume delle urine, di
Serenoa repens, in grado di migliorare il flusso urinario e la sintomatologia nel suo complesso grazie all’inibizione della 5 alfa
reduttasi, che provoca un rilassamento della muscolatura liscia. Una raccomandazione ulteriore riguarda lo stile di vita,
che deve prevedere una corretta alimentazione, in modo da evitare situazioni di congestione del basso ventre, un eccessivo consumo di alcolici o di bevande contenenti caffeina.

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Data ultima modifica: 01/06/2018





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